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Mercato in flessione per l'automedicazione

10 feb 2017

Anno bisesto anno funesto. Così, in estrema sintesi, si può riassumere il 2016 per il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione. Le vendite fanno registrare la contrazione più importante dal 2012: i consumi (poco meno di 292 milioni di confezioni) sono in flessione del 3,9% mentre il giro d’affari (poco più di 2,4 miliardi di euro) perde l’1,9%.
Questo il bilancio conclusivo del comparto dei farmaci senza obbligo di ricetta dalle elaborazioni su dati IMS Health di Federchimica ASSOSALUTE (Associazione nazionale farmaci di automedicazione). 

Per quanto il mercato abbia beneficiato della diffusione delle sindromi influenzali e da raffreddamento durante l’autunno e l’inizio dell’inverno (+1,7% i consumi nell’ultimo trimestre, +3,3% la spesa), e nonostante dicembre abbia registrato una performance eccezionalmente positiva (+9,3% a volumi), il settore non è riuscito a recuperare le perdite di un anno altrimenti caratterizzato da una pesante erosione del numero di confezioni vendute. Il trend negativo trova principalmente spiegazione in una stagione influenzale 2016/2015 a bassissima incidenza. 

Rispetto al 2015, il settore perde oltre 11 milioni di confezioni che, per la prima volta da oltre un decennio, scendono sotto i 300 milioni, mentre la contrazione dei volumi dal 2007 al 2016 è stata pari al -2,4% medio annuo.

Pur considerando gli effetti di una stagionalità poco aggressiva, si osserva che l’erosione dei consumi sul lungo periodo è, almeno in parte, riconducibile all’impiego dei prodotti salutistici a connotazione farmaceutica (c.d. notificati – integratori, erboristici, omeopatici, etc.), spesso erroneamente assimilati ai medicinali senza obbligo di prescrizione o con essi a volte confusi. Secondo IMS Health, i prodotti salutistici continuano a godere di ottima salute: solo nel 2016, infatti, i notificati hanno registrato un aumento delle confezioni vendute del 5,1% cui corrisponde un aumento dei fatturati del 6,5%,  per un valore pari a oltre 277 milioni di pezzi venduti e fatturati superiori ai 3,8 miliardi di euro. 

Nel dettaglio, dall'analisi delle vendite delle due categorie in cui è suddivisa la classe dei farmaci senza obbligo di ricetta, ovvero specialità di automedicazione o OTC (Over The Counter) - per le quali è consentita la pubblicità al cittadino - e farmaci SOP si osservano trend similari: entrambe le specialità mostrano una diminuzione sia delle confezioni che dei fatturati.
Vediamo trend sicuramente peggiori per gli OTC – 4,4% a volumi (219 milioni di pezzi) e -2,3% a valori (poco meno di 1,8 miliardi di euro) – rispetto ai SOP che, grazie a una buona performance dei farmaci contro le affezioni dell’apparato respiratorio, fanno osservare una diminuzione più contenuta e pari al -2,5% sul fronte delle confezioni vendute (poco meno di 73 milioni) e al -0,7% per quanto riguarda la spesa (641 milioni di euro).

Si confermano stabili le dinamiche competitive. 
Infatti, la farmacia continua a essere il canale privilegiato per l’acquisto dei farmaci senza obbligo di ricetta (91,2% delle vendite a volumi, 92,5% a valori). 
Tuttavia, mentre la farmacia e la parafarmacia fanno osservare trend negativi e in linea con il mercato nel suo complesso, i corner della Grande Distribuzione Organizzata, pur rappresentando una quota residuale del mercato, mostrano, in controtendenza, dati di vendita positivi e in decisa crescita.

Guardando, invece, alle classi terapeutiche, i farmaci per la cura delle sindromi da raffreddamento, gli analgesici e i farmaci contro i disturbi dell’apparato gastrointestinale rimangono le principali categorie del mercato cumulando oltre il 75% delle vendite a volumi e quasi il 69% di quelle a valore.

“Il risultato negativo del 2016 conferma un andamento del comparto dell’automedicazione legato alla maggiore o minore incidenza dei malanni di stagione” – commenta il Presidente di Federchimica ASSOSALUTE Agnès Regnault – “Ciò evidenzia che il comparto fatica a trovare leve di crescita e di sviluppo sul lungo periodo. Tuttavia, la crescita che interessa più in generale l’area del self-care – continua Regnault – sottolinea l’attenzione alla cura e al benessere da parte delle persone. E i farmaci di automedicazione possono avere un ruolo importante nell’accrescere l’autonomia e la consapevolezza nelle scelte relative a farmaci e salute. Questo implica riconoscere la specificità dei farmaci da banco rispetto agli altri prodotti per la salute e favorire l’allargamento dell’offerta a quegli ambiti di autonomia e cura propri dell’automedicazione, in linea con quanto accade in Europa. Una strategia di sviluppo dell’automedicazione – conclude la Presidente – può, inoltre, supportare la sostenibilità del Sistema Sanitario, assicurando ai cittadini strumenti terapeutici  sicuri ed efficaci per trattare lievi disturbi di salute”.
 
Periodico on line di Federchimica, Federazione Nazionale dell'Industria Chimica
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