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Bioeconomia come chiave di sviluppo dei territori

24 mar 2017

-La Bioeconomia in Italia (2015) fattura 251 miliardi di euro, l’8,1% della produzione nazionale.
-1,650 mila sono gli occupati nell'insieme dei settori che utilizzano materie prime rinnovabili.
-In rapporto al totale della produzione il settore vede l’Italia seconda solo alla Spagna (10,8%), superando la Francia (7,5%), la Germania (6,1%) e il Regno Unito (4,7%).
-Nel 2015, il 47,5% dei rifiuti solidi urbani raccolto in modo differenziato, i rifiuti biodegradabili sono il 72% del totale (circa 156 kg per abitante la media nazionale).
-In termini pro capite i rifiuti organici raccolti sono pari a 70,2 kg per abitante al Sud, rispetto ai 101 registrati nelle regioni del Centro e ai 122 delle regioni del Nord.
-Il ciclo dei rifiuti biodegradabili in Italia vale poco meno di 10 miliardi per 40 mila addetti e il suo sviluppo, attraverso interventi pubblici e privati, gestionali e infrastrutturali è necessario in un’ottica di economia circolare.

Sono questi alcuni dei numeri del terzo Rapporto sulla Bioeconomia presentato oggi a Napoli da Assobiotec-Federchimica e dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

Il rapporto 2017 offre una panoramica sulle specializzazioni territoriali per ciascun settore incluso nella Bioeconomia, individuando punti di forza ed eventuali criticità, analizzando competenze e aree di miglioramento.

Dallo studio emerge un quadro estremamente eterogeneo che evidenzia come la Bioeconomia possa diventare una autentica opportunità per ciascun territorio, sfruttando i punti di forza e le potenzialità tipiche di ciascuna regione. 
La molteplicità di settori e soggetti coinvolti, espressione di mondi differenti (imprese manifatturiere, sistema agricolo, ricerca scientifica, istituzioni pubbliche e private), spinti dalla logica più ampia della circular economy a interagire e coordinarsi per sostenere un’economia che promuove l’uso di risorse rinnovabili, rende la dimensione territoriale un punto di partenza fondamentale per il successo di questo modello di sistema economico.

Giulia Gregori, componente il Comitato di Presidenza di Assobiotec e coordinatrice del Gruppo di lavoro sulla Bioeconomia di Assobiotec ha commentato: “I dati confermano l’importanza e le potenzialità della bioeconomia italiana. Con 251 miliardi di valore della produzione e 1,65 milioni di occupati siamo il terzo Paese in Europa. Filiere come quella degli intermedi chimici e delle plastiche ottenute da materie prime rinnovabili, concepite come soluzioni in grado di trasformare problemi ambientali, come quello del rifiuto organico, in risorse, sono la dimostrazione che il nostro Paese è capace di dar vita a modelli fortemente innovativi e sistemici, sostenibili e competitivi allo stesso tempo. L’Italia ha ideato il concetto di bioraffineria integrata nel territorio, con filiere che arrivano fino all'agricoltura, guardato con interesse anche a livello europeo. Diverse regioni stanno oggi concretamente cercando di mettere in pratica un modello di bioeconomia intesa come rigenerazione territoriale”.

Scopri di più su www.assobiotec.it 
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