Caratteristiche, ruolo e sfide dell’industria chimica in Italia

04 giugno 2018

L’industria chimica – con circa 2.800 imprese e oltre 107 mila addetti – realizza in Italia un valore della produzione pari a circa 55 miliardi di euro (anno 2017) e si conferma il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, e il nono a livello mondiale.

Il ruolo della chimica discende soprattutto da aspetti qualitativi, che rendono il settore leader in tutte e tre le componenti dello sviluppo sostenibile: benessere economico, sociale e ambientale.

L’industria chimica si colloca tra i primi tre settori italiani della classifica basata sull'Indicatore sintetico di competitività, costruito dall'Istat per cogliere la capacità di crescita di medio periodo. Tale capacità di crescita non è stata compromessa dalla ultima Grande Recessione tanto è vero che il settore vanta la più bassa incidenza delle sofferenze bancarie nel panorama industriale (4% rispetto a una media del 20%).

Questi risultati nascono dal cambiamento in due ambiti fondamentali: orientamento al mercato globale e innovazione sempre più basata sulla ricerca, anche nelle PMI. 

L’industria chimica destina oltre la metà della produzione all'export (30 miliardi di euro nel 2017) e si è affermata quale terzo settore esportatore italiano con ritmi di crescita, dal 2010, superiori ai principali produttori europei (Germania, Francia e Regno Unito).
Si posiziona, inoltre, al secondo posto in ambito europeo per numero di imprese attive nella ricerca (circa 680) alla quale sono dedicati oltre 6.000 addetti, con un’incidenza sull'occupazione ben più elevata della media industriale italiana (5% rispetto a 3%).

Tali risultati assumono ancora più rilevanza perché si sposano con opportunità di lavoro solide e di qualità, unite a condizioni avanzate in termini di responsabilità sociale.
Il comparto, infatti, presenta una quota di dipendenti con contratto a tempo indeterminato assolutamente predominante (96%), un’incidenza dei laureati (19%) quasi doppia rispetto alla media manifatturiera e la più alta quota di dipendenti coinvolti annualmente in attività di formazione (oltre il 40%). E’, inoltre, il primo comparto industriale ad avere istituito un fondo settoriale per la previdenza integrativa (Fonchim) e uno per l’assistenza sanitaria (FASCHIM).

L’industria chimica è impegnata da tempo nella riduzione del suo impatto ambientale (negli ultimi 30 anni, emissioni in acqua e in aria abbattute di oltre l’80% e gas serra del 55%) e nella messa a punto di soluzioni tecnologiche in grado di migliorare la sostenibilità ambientale dei settori clienti e di gran parte delle attività di ogni giorno.

Nel settore rappresentano una componente rilevante le imprese a capitale estero, che in Italia producono per un valore che sfiora i 20 miliardi di euro (analogo all’intero settore del mobile o delle bevande). Rilevante è anche il loro impegno nella R&S (170 milioni di euro all’anno): in molti casi l’Italia ospita un vero e proprio centro di eccellenza, che rappresenta il punto di riferimento del gruppo a livello mondiale per determinate produzioni. Nel 2014, le prime due imprese italiane per numero di brevetti depositati all’EPO (European Patent Office) sono risultate entrambe chimiche, entrambe a capitale estero ed entrambe, per quanto concerne la ricerca in Italia, frutto di acquisizioni dalla Montedison. 

L’ultima Grande Crisi, comportando il crollo della domanda interna, ha accelerato un profondo processo di trasformazione che ha coinvolto non solo le imprese a capitale italiano, ma anche le filiali italiane dei gruppi esteri. La quota di fatturato all'export di quest’ultime, infatti, è aumentata più della media settoriale e si colloca oltre il 60%, arrivando in molti casi a superare anche il 75%. 

Ciò dimostra che l’Italia mantiene nella chimica importanti fattori di competitività, riconducibili essenzialmente alla qualità delle risorse umane (competenze chimiche, capacità manageriali e di problem solving, flessibilità a livello di singolo e di organizzazione nel suo complesso) e alla ricchezza del patrimonio industriale italiano (clienti leader a livello mondiale e fortemente votati all’innovazione sia nei settori tradizionali del Made in Italy, sia nelle cosiddette “nuove specializzazioni” ossia alimentare, imballaggio e alcuni comparti della chimica stessa, in particolare specialità e cosmetici).

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