Previsioni Federchimica: crescita in frenata nel 2018

28 agosto 2018

"La lunga fase di incertezza politica sta certamente condizionando il Paese, e noi ne risentiamo in modo amplificato. Dopo l'estate sarà possibile capire se si andrà incontro a ulteriori problemi." così Paolo Lamberti, presidente di Federchimica, commenta al Sole 24 ore (articolo del 14 agosto) la nota congiunturale semestrale di cui riportiamo una sintesi.

Dopo un 2017 di crescita robusta e generalizzata, nella prima parte dell’anno la produzione chimica in Italia ha dovuto far fronte ad un significativo rallentamento della domanda che ha caratterizzato il comparto anche a livello europeo.
Il settore risente in modo amplificato del clima di incertezza, che induce i clienti a maggiore cautela negli acquisti di materie prime chimiche. Parte del rallentamento è determinato anche dal fatto che importanti settori clienti stiano gradualmente esaurendo la loro spinta (è il caso dell’auto) o non vedano ancora una decisa inversione ciclica (costruzioni).

A condizione che non si aggravi ulteriormente l’incertezza del quadro politico, nazionale e internazionale, si può prevedere una crescita della produzione chimica in Italia pari all’1,5% nel 2018.
Sono, tuttavia, numerosi i fattori di rischio che potrebbero condizionare l’andamento settoriale in senso peggiorativo nel 2018 e, soprattutto, nel 2019: turbolenze connesse all'inversione della politica monetaria europea, evoluzione del tasso di cambio e delle quotazioni petrolifere, protezionismo, tensioni geo-politiche.

In un contesto di forte rialzo delle quotazioni petrolifere e di vincoli all’offerta della chimica di base europea – conseguenti agli effetti della crisi e ai divari di competitività nel costo dell’energia – le materie prime delle diverse filiere chimiche registrano rincari rispetto ai livelli già elevati dello scorso anno e rimangono esposti a possibili tensioni in caso di force majeur.

Sempre più indicatori collocano la chimica tra i settori italiani a più elevata competitività. Figura, infatti, tra i primi tre settori della classifica dell’Istat basata sull’Indicatore Sintetico di Competitività  (ISCO) che coglie i fattori strutturali della competitività (internazionalizzazione, innovazione, produttività e profittabilità).

A fronte di un andamento stagnante a livello nazionale, l’industria chimica ha saputo innalzare la sua produttività del 14% dal 2007 (misurata come valore aggiunto per ora lavorata) raggiungendo livelli superiori alla media italiana di quasi il 60%.
 
Questi risultati sono per molti versi straordinari in quanto testimoniano il forte impegno delle imprese con  risultati visibili sulla competitività nonostante un contesto esterno penalizzante. In particolare diventa sempre più rilevante l’approccio del legislatore e della Pubblica Amministrazione al tema della sostenibilità.
Un sistema, a livello europeo e italiano, non sufficientemente consapevole della necessità di uno sviluppo equilibrato tra tutti i “pilastri” della sostenibilità finisce per determinare risultati peggiorativi. Infatti
la perdita di competitività comporta minore crescita, minore occupazione e retribuzioni inferiori, minore benessere e, in ultima battuta, anche minori risorse per la protezione dell’ambiente.

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