Incertezza e rallentamento frenano l'industria chimica

07 gennaio 2019

In un contesto denso di incertezze l’industria chimica in Italia perde slancio

Dopo un 2017 molto positivo (+3,5%), nel 2018 l’industria chimica in Italia mostra un andamento deludente (+1,5% nei primi 10 mesi) in un contesto di particolare debolezza del settore a livello europeo (-0,1%). I segnali di ulteriore rallentamento – registrati dalle imprese nei mesi più recenti, soprattutto sul fronte della domanda interna – portano a stimare per la chiusura d’anno una crescita limitata all'1,0%. L’evoluzione congiunturale, di non facile lettura per il sovrapporsi di fattori di natura diversa, desta preoccupazione soprattutto in prospettiva del 2019.
L’industria chimica risente in modo amplificato dell’incertezza: le politiche di acquisto dei clienti sono orientate alla massima cautela e la volatilità delle quotazioni petrolifere rappresenta un ulteriore fattore di disturbo.
Il settore soffre del generalizzato rallentamento di quasi tutti i settori clienti, della mancata ripartenza delle costruzioni in Italia e della brusca frenata della produzione europea di auto. Anche l’export – dopo il forte progresso del 2017 (+9% in valore) – mostra un andamento sottotono (+2% in valore). Pesa, in particolare, il calo delle vendite in Germania (-3%) che rappresenta il principale mercato di destinazione.
Nell'ipotesi che i fattori di freno temporanei a livello europeo possano essere superati e che una soluzione di compromesso sulla politica fiscale possa mitigare le tensioni finanziarie, nel 2019 si prevede una crescita della produzione chimica in Italia pari allo 0,7%. Anche sul piano internazionale permangono, però, numerosi fattori di rischio che potrebbero condizionare l’andamento del settore: le tensioni commerciali (preoccupa, in particolare, la minaccia di limitazioni alle importazioni americane di auto), i contrasti interni all’Europa (anche in vista delle elezioni del Parlamento europeo) e le possibili turbolenze per l’inversione della politica monetaria.

Una chimica competitiva genera e distribuisce benessere sul territorio

La chimica figura a pieno titolo tra i protagonisti di quel processo di rafforzamento della competitività industriale che rappresenta un importante fattore di solidità per l’economia italiana a fronte delle fragilità connesse all’elevato debito pubblico.Nell’ultimo decennio la forte proiezione internazionale delle imprese si è accompagnata ad un impegno crescente nella ricerca, con un aumento del personale dedicato prossimo al 70%. Questo processo ha dato i suoi frutti: negli ultimi 3 anni la produzione chimica in Italia è cresciuta più della media europea (+6,7% a fronte del +4,2%), risultato che trova conferma anche nell’anno in corso.Competitività e redditività non sono fini a se stesse in quanto consentono alla chimica di generare e distribuire benessere sul territorio. Il settore offre in tutta Italia opportunità di lavoro qualificate, stabili e ben retribuite (circa il 30% in più della media manifatturiera). Grazie alle sue soluzioni tecnologiche i settori a valle affrontano meglio la concorrenza internazionale e raggiungono migliori prestazioni ambientali. Ogni anno, infatti, l’utilizzo di prodotti chimici evita in Italia l’emissione di gas serra per oltre 35 milioni di tonnellate di CO2.

Le troppe incertezze del quadro normativo rischiano di compromettere competitività e crescita

In un contesto, attuale e prospettico, già di per sé complesso, ulteriori incertezze – connesse all’applicazione delle normative nazionali e alla dotazione infrastrutturale – diventano insopportabili perché rischiano di compromettere la competitività faticosamente conquistata. Due casi sono esemplificativi in quanto toccano da vicino l’industria chimica. Per quanto riguarda i costi energetici (che nella chimica sono un fattore di competitività importante) in Italia, a differenza dei principali concorrenti europei, non è previsto il rimborso dei costi indiretti dell’ETS derivanti dal trasferimento sui prezzi dell’energia elettrica del valore della CO2, praticamente triplicato rispetto allo scorso anno. Il mancato sviluppo di un’adeguata rete infrastrutturale per lo smaltimento o il recupero, anche energetico, dei rifiuti – a causa della difficile accettazione degli impianti da parte dei territori e della complessità degli iter burocratici di autorizzazione – comporta costi per le imprese, in alcuni casi persino raddoppiati o triplicati, e situazioni di difficile gestione in presenza di fenomeni di saturazione degli impianti di gestione dei rifiuti ubicati all’estero. Un quadro normativo e infrastrutturale consono alle esigenze di competitività delle imprese chimiche è più che mai necessario e imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e sostenibilità di tutto il Paese.

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