Ossigeno medicinale: strutture ospedaliere inadeguate, servono fondi PNRR

22 aprile 2021

L’ossigeno medicinale, farmaco d’elezione nelle cure ai malati affetti da Covid-19, si è dimostrato un bene essenziale, che non è mai mancato neppure nelle fasi più critiche della pandemia, quando i fabbisogni di ossigeno sono aumentati 10 volte rispetto al normale. La pandemia infatti ha mutato radicalmente i protocolli terapeutici di somministrazione di ossigeno ed ha messo in luce una situazione di preoccupante inadeguatezza strutturale: servono interventi urgenti, diffusi e radicali di potenziamento degli impianti di stoccaggio, erogazione e distribuzione dell’ossigeno medicinale nelle strutture sanitarie. 
Le imprese del settore, consapevoli che pochi minuti di sospensione nell’erogazione dell’ossigeno in ospedale possono essere fatali per centinaia di pazienti, hanno profuso uno strenuo impegno per garantirne la disponibilità nelle strutture sia pubbliche, sia private. Un lavoro senza sosta, che ha comportato la necessità di installazioni spesso provvisorie, realizzate in emergenza e a volte in condizioni al limite dei normali standard operativi che devono essere garantiti a pazienti e operatori sanitari.

Farsi trovare impreparati nel caso di nuove possibili emergenze sanitarie è impensabile, anche considerato che, in assenza di un adeguamento degli impianti, si potrebbe incorrere nel rischio di gravi incidenti negli ospedali, come purtroppo già accaduto in altri Paesi.
Il settore chiede  perciò che la Missione Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) -  all’interno del cluster  "innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria", preveda investimenti dedicati al potenziamento degli impianti di erogazione e distribuzione di ossigeno medicinale nelle strutture sanitarie, da attrezzare con un congruo numero di posti letto dotati degli opportuni dispositivi medici per poter erogare i corretti flussi di ossigeno richiesti dalle attuali terapie, da 5 a 10 volte più elevati del normale,
Si tratta di un intervento stimato in circa 300 milioni di euro per il periodo 2021-2026, che consentirebbe un ammodernamento delle strutture sanitarie non solo per sostenere nuove possibili ondate pandemiche, ma per permettere a ospedali, cliniche ed RSA di gestire in modo appropriato anche l’attività ordinaria.
Nella consapevolezza di svolgere un ruolo vitale nella cura dei malati affetti da Coronavirus, la filiera del settore, con oltre 150 officine farmaceutiche che coprono l’intero territorio nazionale, ha moltiplicato gli sforzi per fronteggiare l’ingente crescita dei fabbisogni di ossigeno: nel 2020 sono stati consegnati agli ospedali circa 160 milioni di litri di ossigeno liquido medicinale. Anche la consegna delle bombole e dei piccoli contenitori criogenici di ossigeno liquido è notevolmente cresciuta per sostenere una richiesta ben superiore rispetto all’anno precedente. Altrettanto considerevoli gli investimenti: a titolo di esempio, nell’anno di gestione della pandemia, le imprese hanno installato negli ospedali circa 300 grandi serbatoi criogenici aggiuntivi.

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