Federchimica e ADI Design Museum presentano la mostra “La chimica del design. Progettare la materia”

18 maggio 2026

È stata presentata oggi, presso ADI Design Museum di Milano, la mostra “La chimica del design. Progettare la materia” promossa da Federchimica e ADI Design Museum per indagare il rapporto tra design e chimica nello sviluppo del progetto moderno e contemporaneo, offrendo una prospettiva che interpreta la chimica come componente essenziale del processo progettuale.

La mostra è in programma dal 3 al 20 novembre 2026 a Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In occasione della conferenza stampa è stata presentata una capsule che anticipa i contenuti dell'esposizione, visitabile fino al 25 maggio presso ADI Design Museum di Milano.

A introdurre il progetto sono intervenuti Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica, Luciano Galimberti, Presidente di ADI, Ottavia Bettucci, divulgatrice scientifica e chimica, Marinella Ferrara, Professoressa del Politecnico di Milano e advisor della mostra, e Andrea Rovatti, designer e direttore artistico del progetto.

Dalle prime sperimentazioni sui polimeri alle evoluzioni di ceramiche, vetri e tessuti, la ricerca chimica contribuisce alla definizione di materiali, processi produttivi e nuove forme del vivere contemporaneo, fino a configurare un rapporto in cui progetto e chimica sono in costante dialogo. La mostra evidenzia il ruolo dell’industria chimica nell’innovazione progettuale. Ciò che di solito resta invisibile diventa la base del progetto: un sistema, quello della ricerca e della produzione chimica, che rende possibile il design, influenzando direttamente le forme e le scelte progettuali e continuando ad ampliare le possibilità espressive e funzionali del design. Non solo un insieme di processi produttivi, ma una cultura della materia, capace di generare linguaggi, comportamenti e nuove estetiche.

È quanto sottolineato da Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica, che ha dichiarato: «La chimica, industria delle industrie, è un motore silenzioso che lavora costantemente dietro le quinte di tutte le filiere produttive, visto il suo ruolo essenziale e pervasivo: è presente nel 95% dei manufatti che utilizziamo ogni singolo giorno. È fondamentale ricordare che sotto le linee eleganti e l’efficienza degli oggetti d'uso comune batte il cuore della quinta industria italiana e il terzo produttore europeo, con un fatturato che ha raggiunto i 65 miliardi di euro nel 2025 e un capitale umano di oltre 113.000 addetti altamente qualificati. L'obiettivo della mostra è invitare il pubblico a guardare l’industria chimica da una prospettiva inedita. Se il design rappresenta la visione, la scintilla creativa e la capacità progettuale di immaginare gli oggetti del nostro vivere, la ricerca chimica, innovando, individua le migliori soluzioni per soddisfare le esigenze del designer. La chimica è il fattore abilitante, lo strumento tecnico senza il quale l'idea rimarrebbe confinata sulla carta».

Il percorso espositivo nasce da una selezione di oggetti provenienti dalla Collezione Storica del Compasso d’Oro e dall’ADI Design Index, affiancati da esperienze progettuali che esplorano la relazione tra design e ricerca di materiali e processi.

Ne emerge un insieme articolato di oggetti – dall’arredo all’illuminazione, dall’utensile domestico all’attrezzatura sportiva, fino all’edilizia – nei quali la chimica assume un ruolo determinante, dimostrando come sia un linguaggio trasversale che unisce ambiti progettuali apparentemente lontani. 

Anche Luciano Galimberti, Presidente di ADI, ha evidenziato il valore culturale dell’iniziativa: «Con La chimica del design. Progettare la materia vogliamo rendere evidente ciò che spesso rimane nascosto: il ruolo fondamentale della chimica come infrastruttura enzimatica del progetto. Questa mostra racconta come la trasformazione della materia non sia solo un supporto tecnico, ma una componente generativa del design contemporaneo, capace di orientarne forme, funzioni e significati. È nel dialogo tra ricerca, industria e cultura del progetto che si aprono nuove possibilità per un design più consapevole, sostenibile e profondamente integrato con le sfide del nostro tempo».

La mostra si articola attorno a quattro categorie espositive che interpretano le diverse modalità di intervento sulla materia e sui processi:

  • generare, l’uso di nuovi materiali
  • potenziare, il miglioramento delle prestazioni
  • rigenerare, la trasformazione e il riuso delle risorse esistenti
  • ripensare, la ridefinizione dei processi e dei sistemi attraverso cui la materia prende forma.

L’allestimento modulare è pensato per poter essere adattato a spazi eterogenei, come ha spiegato il progettista Andrea Rovatti. «Siccome rigore non vuole dire rigidità ho pensato ad un sistema espositivo leggero ed elastico. I moduli, indipendenti ma continui, si muovono nelle tre dimensioni adattandosi agli oggetti in mostra. Un approccio progettuale quindi rigoroso, ma fluido. È proprio questo muoversi nello spazio che definisce l'innovazione e la coerenza del progetto».

I contenuti curatoriali sono approfonditi in un catalogo che accompagna la mostra, arricchito da contributi critici.

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