Il Presidente di Federchimica Francesco Buzzella ha aperto con queste parole l’Assemblea pubblica Dalla molecola al prodotto: la chimica all’origine dell’industria svoltasi oggi a Milano di fronte ad una platea di oltre 650 imprenditori: “Le politiche dell’Unione europea sono di vitale importanza per comprendere se intendiamo ritagliarci una parte da co-protagonisti, o subire l’aggressività delle nuove leadership industriali del mondo, rinunciando al nostro benessere e ai nostri valori”.
Di fronte alle debolezze strutturali di una Unione europea di cui è stata troppo a lungo data per scontata la leadership industriale, Buzzella rimarca che l’Europa, con un mercato stabile e di sicuro interesse, importanti risparmi e 450 milioni di consumatori, dispone di un patrimonio produttivo straordinario, nel quale la chimica può tornare a giocare un ruolo strategico: “l’industria è decisiva per l’Europa e la chimica lo è per l’industria”.
“Ma siamo davvero sull’orlo di una crisi esistenziale” – è l’allarme lanciato dal Presidente di Federchimica – “Tra i motivi, costi energetici e delle materie prime, dumping cinese, carenze infrastrutturali, competitività, normative. Per mantenere resilienza economica, forza strategica e prosperità sostenibile, una robusta base industriale è indispensabile”.
Con 60 miliardi di euro di fatturato e oltre 117 mila addetti altamente qualificati la chimica è la quinta industria del Paese e l’Italia è il terzo produttore europeo. Il settore, caratterizzato dalla presenza equilibrata di medio-grandi gruppi a controllo sia nazionale sia estero e PMI, evidenzia una forte propensione all’export, che supera i 40 miliardi di euro.
Numeri che testimoniano il valore della chimica per la crescita e lo sviluppo del Paese con ricadute positive in termini economici, occupazionali, scientifici e sociali.
Tuttavia, proprio l’industria chimica è tra i settori più impattati dagli shock imprevedibili derivati dalla complicata situazione geopolitica, dagli effetti dei conflitti, prima in Ucraina e poi in Iran, in quanto utilizza gas e petrolio sia a fini energetici sia come materie prime.
Nella prima parte del 2026 la produzione chimica in Italia ha beneficiato di un’anticipazione degli acquisti da parte dei settori clienti, amplificata dai timori per possibili interruzioni nelle catene di fornitura. Alla luce dell’aggravarsi del quadro globale e di una domanda complessivamente ancora debole, la seconda parte dell’anno sconta una nuova fase di flessione: è prevista in ulteriore contrazione nel 2026 (-3%) con possibili ricadute anche sul 2027.
In questo scenario, occorre confrontarsi con la forza di Stati Uniti e Cina e l’aggressività dei mercati emergenti. Se gli USA possono contare su un dominio tecnologico e scientifico, abbinato a energia a basso costo e vincoli ambientali sensibilmente più leggeri, la Cina è insieme mercato, fornitore e concorrente, purtroppo spesso sleale.
“Nel 2019 – avverte Buzzella – proveniva dalla Cina il 5% delle importazioni chimiche italiane, contro il 17% del 2025. In questo stesso lasso temporale le nostre esportazioni verso quel mercato sono aumentate del 20%, ma le importazioni sono cresciute del 410%. A ciò si aggiunge un vero e proprio dumping strutturale, con aiuti pubblici ricevuti dalle imprese cinesi tra le tre e le otto volte superiori rispetto a quelle dei Paesi dell’OCSE. In Cina la chimica, insieme all’acciaio, è il settore che ha ricevuto più sussidi: è così passata da un decimo a quasi la metà della produzione chimica mondiale. In venticinque anni il Paese ha preparato la propria invasione industriale sostenendo per primo il settore che fornisce soluzioni tecnologiche agli altri settori, la chimica”.
La chimica, di fatto, nota come “industria delle industrie”, non solo è contenuta nel 95% dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza – dalla mobilità alla salute e benessere, dall’abbigliamento all’agroalimentare, dalle costruzioni all’Information and Communication Technology – ma rappresenta la soluzione tecnologica in grado di garantirne produzioni e funzionalità.
Anche in ambito One Health le scelte industriali dovranno essere guidate da una necessaria sostenibilità di sistema, secondo il paradigma che unisce prevenzione, ambiente, alimentazione e attività produttive e che vede la chimica alla base di farmaci per l’uomo e per gli animali e le riserva un ruolo insostituibile per il medicale e la diagnostica, l’agricoltura e la sicurezza alimentare.
In questo contesto, salute umana, animale e vegetale e qualità degli ecosistemi diventano ambiti interconnessi dai quali dipendono sicurezza, benessere e qualità dello sviluppo.
Tra le minacce alla competitività del settore chimico restano costi energetici insostenibili, la cui incidenza sul valore della produzione è passata dal 14% del 2021 al 18% del 2024, e rischia di superare il 23%, mentre il gas in Europa costa fino a nove volte quello statunitense.
A ciò si aggiunge la pressione delle politiche climatiche: tra costi diretti e indiretti del sistema ETS, la chimica italiana versa oltre 600 milioni di euro all'anno, destinati a diventare 1,5 miliardi entro il 2030.
“La transizione ecologica deve essere pragmatica, non ideologica” è l’auspicio del Presidente Buzzella commentando i 37 milioni di tonnellate di capacità produttiva persi dall’industria chimica in Europa tra il 2022 e il 2025 e il crollo del 90% di investimenti in nuova capacità di prodotti chimici.
Nonostante tutto, il settore in Italia continua a credere nelle persone e nelle competenze, con 600 milioni di investimenti in ricerca e innovazione e oltre 1.000 imprese attive nella ricerca.
“È necessario potenziare gli incentivi alla ricerca attraverso strumenti accessibili anche per le PMI e dedicati non solo all’innovazione radicale, ma anche a quella incrementale. Il credito d’imposta va rafforzato e reso strutturale allineandolo a standard europei” ricorda Buzzella, sottolineando come l'innovazione sia la leva fondamentale per garantire la tenuta del sistema industriale e uno sviluppo realmente sostenibile.
Una sfida che richiede innanzitutto un cambio di passo nelle politiche europee per la competitività: “La transizione non si fa senza industria, è impossibile senza chimica e non si realizza facendo finta che la competizione di mercato non esista, a scapito di occupazione, benessere economico e sociale. Non chiediamo protezioni. Chiediamo di poter competere. Sappiamo farlo. Ma ad armi pari. La competitività non è un favore concesso alle imprese, è la condizione per finanziare il nostro modello sociale. Perché l’industria chimica non è il passato dell’Europa, è la condizione per il suo futuro” è la conclusione del Presidente di Federchimica Francesco Buzzella.
Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti: Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio (Messaggio); Roberta Métsola, Presidente del Parlamento europeo (Videomessaggio); Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Emanuele Orsini, Presidente Confindustria; Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy (Videomessaggio); Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Videomessaggio); Ilaria Capua, Professor and Senior Fellow of Global Health alla Jhons Hopkins University SAIS Europe; Davide Tabarelli, Presidente Nomisma Energia; Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente Commissione Politiche UE Senato.