chimica-in-cifre

L'INDUSTRIA CHIMICA IN CIFRE

Dati e analisi per conoscere meglio l'industria chimica

L'obiettivo è rendere disponibili, in modo semplice, le informazioni necessarie per la comprensione delle problematiche dell'industria chimica, del suo ruolo e dei suoi trend evolutivi nel mondo e in Italia. Ogni sezione tratta un argomento specifico accompagnando al testo alcune tavole.

Orientamento ai mercati esteri sempre più diffuso e diversificato


Con oltre 40 miliardi di esportazioni nel 2025, il settore chimico riveste il 6% di tutto il commercio in uscita della manifattura italiana rappresentando una certezza di qualità dei beni italiani a livello internazionale. La chimica è tra i settori industriali italiani con la più elevata incidenza di imprese esportatrici (48% a fronte di una media manifatturiera del 17%).

L’industria chimica mostra una propensione all’export elevata e crescente: la quota di export su fatturato è cresciuta di 30 punti percentuali negli ultimi 20 anni, raggiungendo il 67% nel 2025.

Le imprese multinazionali contribuiscono in misura determinante all’export del settore chimico in Italia. In particolare, i Gruppi a controllo estero rivestono una quota del 46% e quelli a controllo italiano contribuiscono per un ulteriore 33%. La restante parte (21%) riguarda imprese indipendenti e Gruppi domestici italiani.



 Diapositiva 4.5
Diapositiva 4.6


I mercati di destinazione più importanti dell'export chimico restano quelli avanzati dell'Europa occidentale (Germania, Francia, Spagna) e gli USA, il cui peso resta rilevante nonostante le recenti tensioni commerciali e l'introduzione dei dazi.  Tra i Paesi emergenti, presentano le quote più elevate Polonia, Turchia e Cina.

Nuovi accordi commerciali sono stati promossi, come quelli con India e Mercosur, tuttavia questi accordi devono essere bilanciati da adeguate salvaguardie e politiche di supporto della competitività industriale.

In seguito alla crisi energetica, la Cina si è affermata quale primo Paese fornitore passando da una quota del 5% nel 2019 a quasi il 17% nel 2025, davanti a paesi europei come Germania, Francia e Paesi Bassi. Condizioni di competitività penalizzanti per la chimica, italiana ed europea, comportano non solo una grave perdita dal punto di vista economico-sociale, ma anche un arretramento in termini di tutela ambientale in quanto si traducono in maggiori importazioni da Paesi a basso costo, caratterizzati da standard inferiori e minori garanzie.




Il deficit commerciale dell'Italia verso la Cina è esploso: da un sostanziale equilibrio nel 2019 a oltre 8 miliardi di euro nel 2025.

La Cina ha aumentato la produzione e, complici i dazi USA, dirottato l'export verso l'Europa, ricorrendo anche a pratiche concorrenziali aggressive e a consistenti sussidi.

Negli ultimi cinque anni l’import è aumentato soprattutto con riferimento ai prodotti chimici di base.





























Il mercato statunitense rappresenta uno sbocco rilevante per l'export chimico italiano. L'avanzo commerciale verso gli USA, in forte espansione tra il 2019 e il 2023, ha però conosciuto negli ultimi due anni un'inversione di tendenza, per effetto congiunto del rallentamento della domanda, dei dazi statunitensi (a fronte della liberalizzazione sul mercato UE) e dei vantaggi competitivi connessi all'autonomia energetica statunitense: l'impiego dello shale gas nelle produzioni chimiche, sia come fonte energetica sia come materia prima, rafforza infatti la concorrenzialità dei prodotti locali.

Sul piano competitivo, inoltre, i dazi tendono a riorientare i prodotti cinesi verso il mercato europeo, accentuando una pressione concorrenziale già strutturalmente elevata.

Tra il 2020 e il 2025, detergenti, cosmetici e la chimica fine e specialistica hanno visto un aumento dell’export verso gli USA, a fronte di una contrazione delle esportazioni della chimica di base. 


 Diapositiva 4.7

 Diapositiva 4.12Diapositiva 4.11

 
Diapositiva 4.12
Diapositiva 4.1