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L'INDUSTRIA CHIMICA IN CIFRE

Dati e analisi per conoscere meglio l'industria chimica

L'obiettivo è rendere disponibili, in modo semplice, le informazioni necessarie per la comprensione delle problematiche dell'industria chimica, del suo ruolo e dei suoi trend evolutivi nel mondo e in Italia. Ogni sezione tratta un argomento specifico accompagnando al testo alcune tavole.

Industria chimica mondiale- un settore dinamico e in profondo mutamento

L’industria chimica mondiale realizza un valore della produzione prossimo ai 3.500 miliardi di euro (anno 2020). Secondo uno studio pubblicato, nel 2019, dall’ICCA (International Council of Chemical Associations) la chimica – direttamente e attraverso l’indotto – contribuisce al 7% del PIL mondiale.

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha reso evidente la natura essenziale della chimica: anche durante il lockdown, infatti, il settore non ha mai interrotto la sua attività garantendo con continuità prodotti quali l’ossigeno, i reagenti e principi attivi farmaceutici, i disinfettanti e i prodotti per l’igiene personale e degli ambienti, i materiali per le mascherine e gli altri dispositivi di protezione individuale.

Con una quota del 45%, la Cina si è affermata quale primo produttore mondiale. Nonostante la rapida ascesa cinese, la chimica europea continua a rivestire un ruolo di primo piano: infatti, con 499 miliardi di euro e una quota pari al 14%, è il secondo produttore mondiale.

L’Europa mantiene una leadership tecnologica sugli impianti e sui prodotti, con risultati premianti anche a livello di sostenibilità ambientale e una flessibilità che permette alle produzioni europee di rispondere alle esigenze del mercato in termini di innovazione a condizioni competitive.


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L’industria chimica è un settore molto dinamico a livello mondiale: nonostante la crisi finanziaria del 2008-2009 e la crisi sanitaria del 2020, il consumo mondiale di chimica è aumentato del 47% in volume e del 76% in valore rispetto al 2007.

La chimica sta vivendo profondi mutamenti: dopo lo sviluppo del mercato globale e l’ascesa dei Paesi emergenti, si assiste all’affermazione dei principi dello sviluppo sostenibile, declinati, però, con modalità molto disomogenee nei diversi Paesi e con effetti distorsivi sulla concorrenza.




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La domanda di chimica cresce soprattutto nei Paesi emergenti che hanno visto anche una forte crescita della produzione chimica: se dieci anni fa rappresentavano circa il 46% del valore della produzione mondiale, attualmente rivestono una quota maggioritaria pari al 61%. Spesso questi Paesi rispondono a logiche diverse da quelle di mercato, connesse alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro per la popolazione locale. Ciò ha generato situazioni di sovraccapacità in alcuni settori della chimica di base e delle fibre.

La loro ascesa non sembra arrestarsi ma è entrata in una fase nuova e più avanzata, caratterizzata da ritmi di crescita meno esplosivi.

La Cina, in particolare, punta ad innalzare i contenuti tecnologici delle produzioni attraverso il supporto della politica industriale nell’ambito della strategia Cina 2025. Recentemente ha anche inaugurato una politica più attenta al rispetto dell’ambiente, che ha comportato la chiusura e l’adeguamento delle produzioni chimiche più inquinanti e, più recentemente, l’annuncio dell’obiettivo di neutralità climatica al 2060.

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L’Accordo sul clima di Parigi del 2015 con il recente rientro degli Stati Uniti e gli ambiziosi obiettivi previsti dal Green Deal europeo ha contribuito ad orientare gli investimenti verso gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Un’ulteriore spinta potrebbe arrivare da impegni più stringenti nell’ambito della prossima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite (COP26).

La forte accelerazione della transizione ambientale comporterà una crescita della domanda mondiale di chimica comunque dinamica, ma trainata maggiormente dal valore e dai contenuti tecnologici piuttosto che dalle quantità.