chimica-in-cifre

L'INDUSTRIA CHIMICA IN CIFRE

Dati e analisi per conoscere meglio l'industria chimica

L'obiettivo è rendere disponibili, in modo semplice, le informazioni necessarie per la comprensione delle problematiche dell'industria chimica, del suo ruolo e dei suoi trend evolutivi nel mondo e in Italia. Ogni sezione tratta un argomento specifico accompagnando al testo alcune tavole.

L'insostenibile costo dell'energia e le arretratezze infrastrutturali


La chimica è un settore energivoro in quanto trasforma la materia per ottenere sostanze e prodotti indispensabili per ogni attività.

Dal 1990 l’industria chimica, oltre ad avere fortemente ridotto i consumi finali di energia (-59%), ha re-impiegato il calore invece di disperderlo e notevolmente incrementato il ricorso alla fonte fossile più sostenibile (gas naturale). Pur puntando a ricorrere sempre più alle fonti rinnovabili, rimangono prevalenti quelle fossili.

Per l’industria chimica, i combustibili fossili (petrolio e gas naturale) non sono solo una fonte energetica, ma anche una materia prima e la loro integrale sostituzione, sulla base delle tecnologie attuali, non è realizzabile. La disponibilità a costi accessibili delle fonti fossili è oggi un fattore di competitività imprescindibile. L’elettricità rappresenta il 14% dei consumi, ma ancor più significativa è la rilevanza del gas naturale (17%).


Diapositiva 8.4

Nel 2021, prima del conflitto in Ucraina, il costo dell’energia - considerando anche l’impiego come materia prima - aveva un’incidenza sul valore della produzione pari al 14%, la più elevata nel panorama industriale e con punte ben più alte in alcune produzioni (quali gas tecnici, fertilizzanti, fibre, abrasivi, colorifici ceramici oltre a molteplici sostanze della chimica di base come ammoniaca, acido solforico e cloro soda). Nel 2026, a seguito del conflitto in Iran, tale incidenza ha raggiunto il 23%.

L’elevato peso del costo dell’energia evidenzia il forte impatto negativo in termini di competitività che un divario di costo dell’energia rispetto agli altri Paesi provoca nell’industria chimica in Italia.

Diapositiva 8.5

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e più recentemente in Iran, in Europa il prezzo del gas ha subito rincari senza precedenti e, pur non arrivando a toccare i picchi del 2022, rimane su livelli ampiamente superiori a quelli USA (quadrupli nel gennaio-settembre 2026) in quanto una parte consistente delle importazioni di gas via pipeline è stata sostituita da GNL a prezzi spot.

Per i clienti industriali italiani, il costo dell’elettricità è più elevato anche rispetto agli altri principali Paesi europei (circa il doppio di Francia e Spagna). Il costo dell’elettricità risente del meccanismo di formazione dei prezzi che amplifica la dipendenza dal gas invece di riflettere i costi di produzione delle diverse fonti. In Italia la quota di utilizzo del gas supera il 40% (rispetto ad una media UE del 20%) ma determina il prezzo dell’elettricità per oltre l’80% delle ore (Commissione UE, anno 2023).

È necessario garantire un mercato unico europeo dell’elettricità. A livello nazionale, è importante procedere nell’attuazione del DL Bollette per ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, estendendo la compensazione del costo dell’ETS sulla formazione del prezzo dell’energia da fonte termoelettrica anche alle cogenerazioni. Oltre ad accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, occorre potenziare l’utilizzo delle risorse nazionali di gas e intraprendere la strada del nucleare di quarta generazione in grado di assicurare energia a zero emissioni in modo stabile, a costi competitivi e meno soggetti a volatilità.


Diapositiva 8.6

L’accelerazione verso gli obiettivi di decarbonizzazione ha comportato l’escalation del costo dei permessi per le emissioni di CO2 – nell’ambito del sistema europeo ETS (Emission Trading Scheme) – passato dai 5 euro del 2016 ai 76 del primo semestre 2026. Nel complesso – tra costi diretti e indiretti per le emissioni di CO2 – l’industria chimica in Italia versa, in un anno, oltre 600 milioni di euro, un onere prossimo a tutte le spese di R&S del settore che non grava sui produttori extra-UE.

In assenza di una profonda revisione dell’ETS, questo extra-costo è destinato ad ampliarsi: in uno scenario al 2030 – caratterizzato da una riduzione programmata delle quote gratuite del 27% e da una previsione per il prezzo della CO2 pari a 150 euro a tonnellata – il costo complessivo potrebbe superare 1,5 miliardi di euro.

I costi effettivi dell’energia devono tenere conto della compensazione dei costi indiretti dell’elettricità connessi ai permessi per le emissioni di CO2, praticata da tempo da tutti i principali Paesi europei. Nel 2025 le risorse destinate, in Italia, a tale compensazione sono state elevate a 600 milioni di euro. Andrebbero però ulteriormente rafforzate alla luce dei nuovi settori industriali ammessi (inclusa la chimica organica di base) e dell’innalzamento dal 75% all’80% della compensazione per quelli già precedentemente inclusi. Più in generale, i proventi dei permessi per le emissioni di CO2 andrebbero destinati a progetti di decarbonizzazione, eliminando le destinazioni improprie.

Diapositiva 8.7

Diapositiva 8.7.bis

La chimica è particolarmente sensibile all’alto costo dell’energia in Italia in quanto, più di altri settori, unisce un’elevata intensità energetica ad una forte esposizione alla concorrenza internazionale.

In effetti, il divario nei costi energetici è il più grave fattore di potenziale delocalizzazione delle produzioni chimiche italiane, non solo verso aree lontane e a basso costo, ma anche verso gli USA e gli altri Paesi europei.

Anche la logistica è una componente strategica per l’industria chimica, che trasporta ogni anno oltre 50 milioni di tonnellate di prodotti con un’incidenza di costo sul fatturato intorno al 9%. A causa di arretratezze infrastrutturali mai colmate, il costo della logistica in Italia è di oltre il 25% superiore a quello degli altri maggiori Paesi europei. Questo comporta una forte penalizzazione della competitività delle imprese italiane a livello internazionale.

Gli investimenti relativi al trasporto ferroviario e intermodale sono la chiave di volta per migliorare la logistica dell’industria chimica, anche in un’ottica di sostenibilità e riduzione delle emissioni di CO2.

Diapositiva 8.8